Cannalonga, la ‘Fiera della Frecagnola’: una tradizione secolare

L’antica fiera di Cannalonga ha origini remote. È attiva già nella metà del XV secolo. Prima di passare alla storia come ‘frecagnola’, porta il nome di Santa Lucia giacché l’istituzione prevedeva lo svolgimento a dicembre. Nel corso del tempo si è caratterizzata soprattutto per la compra-vendita del bestiame. In particolare delle capre. Ad arricchire mercato anche formaggi, insaccati e prodotti dell’artigianato.

La fiera di Santa Lucia

La fiera di Cannalonga nasce nel 1400. Porta il nome di Santa Lucia per circa due secoli, quando l’antico mercato è anticipato al mese di settembre. È plausibile che la collocazione di fine estate sia stata una felice intuizione. Avrebbe potuto portare maggiori vantaggi allo sviluppo dell’economia locale. Ed è probabile che la stessa percezione sia scaturita dall’esempio della fiera della Croce. Unica, per importanza, paragonabile a Cannalonga. Di conseguenza potrebbe essere stata posizionata alla metà del mese per non accavallarsi con quella di Stio. Oggi, invece, il giorno di fiera è il sabato che precede la seconda domenica di settembre. Delle numerose fiere esistite in Cilento, ne restano attive pochissime. Se si escludono quelle istituite in tempi significativamente più recenti, memoria storica è riconoscibile soltanto a Cannalonga e poche altre. Gran parte sono collocate nel periodo estivo. Questo è stato certamente un limite che ha influito sul declino.

Cannalonga, la capra alal frecagnola
capra (foto Giuseppe Conte)

Cannalonga: la frecagnola

Dunque, la frecagnola riesce ad assorbire tutti i buoni propositi della collocazione settembrina. È il periodo in cui si provvedeva soprattutto all’acquisto del nuovo bestiame. Tuttavia, se le ragioni del cambio temporale possono essere comunque motivate, più difficile è cercare il significato del nome. Nel tempo sono state avanzate numerose ipotesi. Talune di carattere storico. Altre dettate dalle peculiarità stesse della fiera. Di conseguenza rimane avvolta nel mistero la reale origine della parola ‘frecagnola’. Inoltre, pur restando appetibile da un punto di vista linguistico, dell’antica fiera risuona la sua forte valenza sociale. Non bisogna dimenticare che in passato questi grandi mercati favorivano, oltre agli scambi anche la socializzazione. Erano momenti aggregativi. Ne consegue un accrescimento costante sia in termini di visitatori sia in termini di importanza. Ed è importante notare che, nonostante la modernità, la fiera di Cannalonga continua a registrare numerose presenze di anno in anno.

I fusilli, tra i piatti proposti alla frecagnola
Fusilli, tra i piatti proposti nelle caratteristiche baracche (foto Giuseppe Conte)

Cannalonga: storia e tradizione

Sebbene siano poche le informazioni contenuto in questo breve scritto, è facile dedurre come la ‘capra’ sia stata l’anima della fiera. Numerosi pastori giungevano a Cannalonga per l’occasione. Spesso lunghe mediazioni caratterizzavano la compra-vendita. Ad ogni modo, esaurite le divergenze sulla negoziazione si concludeva l’affare! Alla chiusura della trattativa aveva inizio il momento conviviale. E’ l’appuntamento più partecipato. Si consuma il bollito: la ‘crapa vudduta’ piatto simbolo della fiera. Per tutta la durata della frecagnola – oggi si tiene fin dal mercoledì che precede la seconda domenica di settembre – è possibile assaporare i piatti della tradizione proposti nelle caratteristiche ‘baracche’ allestite lungo le vie del paese. Cuore delle serate è la centralissima ‘Piazza del Popolo’ su cui si affacciano le splendide architetture del Palazzo Ducale e della chiesa parrocchiale dedicata a Santa Maria Assunta (il patrono è San Toribio). Musica popolare coinvolge le migliaia di persone.

locandina frecagnola 2019

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