Da lucerne a ‘mbuttitelle, nel Cilento i significati del Natale in una simbologia antichissima

Fino a pochi anni fa, i dolci natalizi, che oggi generalmente assumono varianti diverse, erano le ‘lucerne’ per la forma di stella ottenuta durante la lavorazione: il richiamo chiaramente ispirato alla luce, che fin dai tempi più antichi ha un profondo significato, in occasione del Natale identifica la stella, calcando l’antica simbologia legata alla nascita di Gesù.

I significati attraverso la storia

Se gli scauratieddi hanno un alto valore simbolico, proveniente dai più profondi vissuti dei tempi passati, le ‘mbuttitelle’ hanno un significato ancora più marcato. Espressione di una cultura fortemente ancorata ai valori cristiani, è evidente che in questo caso non prevale la sola componente storica, come invece accade per gli scauratieddi. Le ‘lucerne’ identificano in modo inequivocabile il Natale con la nascita di Gesù. Nulla hanno a che fare con le ‘pasticelle’ o ‘pastorelle’ concepite in epoche diverse per rappresentare altre realtà come le unioni nuziali secondo una consolidata traidizone di più ampio respiro in tempi decisamente più coevi.

lucerne - 'mbuttitelle (foto di Giuseppe Conte

Le ‘mbuttitelle, in una visone-racconto degli anni ‘50

Entrando nelle case contadine degli anni ’50 le massaie le ritroviamo a preparare la farcia che servirà a riempire le “ ‘mbuttitelle ”: siamo a pochi giorni dal Natale. È in questo contesto che, senza alcuna obiezione, la cilentanità padroneggia tra i fornelli accostando la dieta locale alla fede cristiana. Il racconto che propongo è decisamente intenso, tanto da scolpire nell’animo del buon cilentano un ricordo indelebile. Quando la giornata è finita, nel camino la legna arde: sarà lume per le donne che si accingono con dedizione a preparare le ‘lucerne’. Sarà comunque l’espressività della forma e non il contenuto a rivelarci una storia antichissima.

mbuttitelle
foto di Michele Mazziotti

Tra varianti onomastiche

Difficile contestare le numerose varianti che si sono sviluppate negli ultimi lustri: farina e strutto sono di certo la base della sfoglia che, almeno in passato, venivano lavorati unitamente ad uova e vino, al fine di rendere l’impasto morbido ma sostanzioso. Chi rivendica l’assenza delle uova non ha tutti i torti: mi è capitato personalmente di seguire una lavorazione del tutto priva. Sarà invece ‘lu ‘mbuttone’ (da cui il nome generico di ‘mbuttitella) ad accomunare i cilentani. Immancabili le castagne – da qui le castagnole o castagnelle che nulla hanno a che fare con le preparazioni nostrane ma qui bisogna aprire una parentesi -; è probabile che, la castagna quando il cioccolato era pressoché assente nelle nostre tavole, veniva impiegata per il suo sapore che tende ad addolcire la preparazione, nonostante l’assenza di zuccheri lavorati. Altre componenti hanno sicuramente fatto ingresso in tempi più tardi.

lucerne - 'mbuttitelle (foto di Giuseppe Conte

Proseguendo con la ricetta…

Si aggiunge il cioccolato e pochi altri ingredienti secondo le disponibilità della dispensa (mandorle o altra frutta secca hanno pure radice in alcune varianti ma, ancora una volta, non hanno nulla a che fare con le ‘mbuttitelle nostrane). Quando la sfoglia è pronta, allora si stende: tra le mani il mattarello scivola sul piano infarinato. Si ritaglia della pasta tondeggiante su ognuna delle quali si dispone il ripieno ottenuto con le castagne; si copre con un altro disco di sfoglia e si intaglia a distanza regolare, rigirando verso l’interno lembi di pasta alterni. Intervallando le sezioni si ottiene una forma a tentacoli che richiama una stella panciuta: d’altronde è una ‘mbuttitella! Ed è così che, quasi inconsciamente si riporta in vita una sorta di rituale. È l’attesa del Natale!

Dai fornelli alla tavola

Ma prima vi è la fase della frittura. Giunte a doratura vengono tolte dal fuoco e disposte in una casseruola in attesa della mielatura. Il miele è sciolto in una padella capiente e, una ad una, si passano le ‘mbuttitelle. Ed ecco anche la magia:

sembrano brillare

al chiaror del focolare;

sembrano intuire

l’arrivo del Salvatore.

Ecco pronte le lucerne che consumeremo durane le festività; ed ecco, dunque, rispettata anche la tradizione (alternative moderne non prevedono il miele ma semplicemente una spolverata di zucchero a velo o l’aggiunta di decorazioni). Tuttavia, ci piace preservare il nome: le ‘lucerne’, come le definiva la mia nonna cilentana; la sua maestria ha sempre portato in tavola un dolce eccezionale! E a questo punto non mi resta che augurarvi buon appetito e… BUON NATALE!!!

[Testo e foto di Giuseppe Conte, non è consentita la riproduzione senza autorizzazione]

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