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San Martino e il Cilento: storia, tradizione e cultura popolare

Martino ebbe i natali in quelle terre che oggi costituiscono l’Ungheria. Il padre, ufficiale dell’esercito romano, diede al figlio il nome che richiama Marte, il dio della guerra. Fu uno dei fondatori del monachesimo in Occidente e fu anche vescovo della città di Tours. Il legame con il Cilento nasce dalla forte richiamo che esercita sulla sfera contadina: dall’estate di San Martino al vino novello, passando per le coltivazioni e i campi.

San Martino nel Cilento fra storia e cultura popolare

Il noto detto recita a San Martino ogni mosto è vino. Ed è questo il periodo in cui si stappa il vino novello. Nelle lunghe pagine di storia che raccontano di una pausa del clima autunnale, entra in gioco la lunga ‘estate di San Martino’; è così che ci si accorge di come il culto del soldato romano, abbia influenzato l’attività del contadino. Nella sfera cristiana si parla di luoghi e di fatti.

San Martino - Cannicchio (Pollica)

A Laureana Cilento, la frazione San Martino, ne ha assunto anche il nome. La chiesa parrocchiale di Cannicchio (Pollica) ne conserva il titolo. A Massascusa (Ceraso), invece, il Vescovo di Tours è compatrono insieme a San Felice. Vagando per la campagna, non sarà difficile incontrare toponimi che richiamo il culto: San Martino è presente in diverse località.

La leggenda del mantello

Essendo figlio di veterano, secondo i principi stabiliti da un editto imperiale, si arruolò nell’esercito romano. Parte della sua vita la trascorse a garantire l’ordine pubblico. Ma in un rigido inverno la sua vita cambiò. Secondo la tradizione Martino incontrò un mendicante che pativa il freddo di quel gelido inverno. Impietosito tagliò il suo mantello e con una parte coprì il poveretto. La notte seguente ebbe in sogno Gesù vestito con il suo mantello militare. Il Signore disse ai suoi angeli: “Ecco qui Martino, il soldato romano che non è battezzato, egli mi ha vestito”. Al risveglio il mantello era ritornano integro. l’accaduto cambiò profondamente il soldato che ricevette il battesimo e divenne cristiano. Per questo motivo nell’iconografia è spesso rappresentato proprio ritraendo il gesto del taglio del mantello. In Italia è patrono dell’arma di fanteria dell’esercito. Numerosi centri l’hanno elevato a patrono della propria comunità.

La nebbia a gl’irti colli…

E’ così che ha inizio la celeberrima lirica di Carducci che fa parte della raccolta ‘Rime nuove’. Nella poesia traspare inequivocabilmente proprio l’essenza di quei giorni: La nebbia a gl’irti colli / piovigginando sale, / e sotto il maestrale / urla e biancheggia il mar; / ma per le vie del borgo / dal ribollir de’ tini / va l’aspro odor dei vini / l’anime a rallegrar. / Gira su’ ceppi accesi / lo spiedo scoppiettando: / sta il cacciator fischiando / sull’uscio a rimirar / tra le rossastre nubi / stormi d’uccelli neri, / com’esuli pensieri, / nel vespero migrar. Ancora oggi, tra i banchi di scuola, e nella quotidianità, risuonano quei versi che, a volte, hanno il sapore della nostalgia.

Pubblicato da Giuseppe Conte

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