Santa Caterina e il Cilento, dal proverbio alla storia

Un noto proverbio recita ‘Come Catarenea accussì Natalea’ secondo la pretestuosa convinzione che si avrà egual condizione climatica al dì di Santa Caterina e al giorno di Natale. Le diverse sfumature dialettali testimoniano una diffusione abbastanza capillare nell’intera penisola ma non vi è alcun fondamento scientifico che ne attesti la veridicità. Nonostante ciò resta uno dei detti meteorologici meglio conservati nella cultura popolare. Tuttavia, mentre nel Cilento si limita nello spazio e nell’identificazione onomastica, oltre i confini territoriali è concatenato ad altre importanti ricorrenze che, ancora una volta, ne richiamano le condizioni climatiche. Forse meno noto è ‘come Barbarea accussì Natalea’, quest’ultimo più tipico della zona partenopea. Interessante è l’intreccio che si verifica in un ulteriore proverbio: ‘come Catarenea, accussì Barbarea, come Barbarea accussì Natalea’, originando un nesso che, da novembre arriva fino al Natale facendo tappa in alcune importanti ricorrenze religiose.

AGIOGRAFIA. Diamo ora spazio alla ricorrenza cristiana: il 25 novembre si ricorda Santa Caterina d’Alessandria. I dati agiografici sono scarni e si limitano a poche note. Pare sia vissuta tra la fine del 200 e gli inizi del 300 in Egitto, nella città di Alessandria a cui è associato il nome anche per distinguerla per omonimia con Santa Caterina da Siena. Ed è proprio l’impossibilità di tracciare una cronologia attendibile a mettere addirittura in dubbio l’esistenza stessa. Ne è conferma l’esclusione dal martirologio per lunghi periodi anche se il culto è rimasto sempre vivo.

Santa Caterina d'Alessandria (foto tratta da wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Caterina_d'Alessandria#/media/File:Raffael_020.jpg)LEGGENDA E TRADIZIONE. Secondo note leggendarie invitò l’allora Governatore d’Egitto a riconoscere Gesù Cristo come redentore dell’umanità, senza riuscire nell’intento; il Governatore, dal canto suo, ordina di convincerla ad onorare gli dei, fallendo miseramente. Questo rifiuto costa alla Santa il martirio, dapprima condannata alla ruota dentata che dovrà fare strazio del suo corpo. Miracolosamente Caterina rimase illesa e a quel punto viene decapitata.

ICONOGRAFIA. Appare in abiti regali e cinta da corona, ricordando le sue origini principesche. Tra le mani la palma (simbolo del martirio) e il libro (simbolo della sua sapienza). Inoltre, viene spesso affiancata da una ruota o da una spada o più spesso ancora da una testa decapitata, facendo riferimento al martirio.

IN CILENTO. Mentre in tempi relativamente recenti, il culto ha subito un forte dimensionamento, nel vicino passato si riscontrano numerose circostanze che richiamano la figura di Santa Caterina. In diverse parrocchie è presente un altare che ne celebra la memoria e, seppur in tono minore, in alcune resiste anche un timido tentativo che posa sull’antica ricorrenza. A Melito (Prignano Cilento), la chiesetta ne porta il nome; a Perito, invece, a poca distanza dall’abitato, sono ben visibili i ruderi della Chiesa; il culto è presente anche nella frazione di Ostigliano, oggi limitato alla celebrazione della Santa Messa. E ancora, tracce della devozione a Santa Caterina si riscontrano a Lustra, Montecorice e San Giovanni (Stella Cilento). Compare spesso anche nella toponomastica come ad Ogliastro Cilento e Pellare (Moio della Civitella).

Pubblicato da Giuseppe Conte

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