Cilento, il culto di San Vito: un martire storico e conteso

La devozione verso San Vito rappresenta uno dei culti più diffusi nel territorio cilentano ed è presente in modo abbastanza capillare in tutto il meridione della penisola. I dati agiografici si sono giunti in modo discordante, tanto da far pensare a diversi martiri di nome Vito. In questo mio breve contributo, alcune considerazioni storico-geografiche.

San Vito, un Santo storico e conteso

Parlare del culto di San Vito è possibile da un punto di vista storico-geografico se lo contestualizziamo nell’odierno Cilento. Ben più difficile è tracciare un quadro agiografico chiaro ed accettabile. Le notizie sulla sua esistenza ci provengono da diversi fronti. Nella sola antologia cristiana – e riferendomi in particolare al Martirologio di San Girolamo – si evince che In Lucania Natalis Viti’in netto contrasto con altri antichissimi documenti i quali, invece, ci riferiscono che in Sicilia natalis Sanctorum Viti, Modesti, Crescentia.

Ostigliano (SA) - San Vito Martire
Ostigliano (SA) – San Vito (foto Giuseppe Conte)

Quest’ultima affermazione pare maggiormente condivisa mentre, in Lucania San Vito sarebbe stato sepolto. Neppure l’età della salita al cielo è certa. Ricordo di dati che parlano di soli 7 anni mentre altri di 12, 15 o 17 ponendo un interrogativo di difficile risoluzione. Tuttavia, essendo la ‘Passio Sancti Viti Martyris’ meritevole di ben più ampia articolazione, in questa occasione mi limiterò alla sola mappatura dei luoghi in Cilento.

I luoghi nel Cilento

Come è mia abitudine, nel tracciare un quadro dei luoghi di culto in Cilento, mi piace partire dal perimetro ‘Antico’. C’è da dire che alla pendici del Monte Stella la devozione verso San Vito si è affievolita negli ultimi anni, pur essendo ancora viva. A Matonti in particolare e anche a Valle Cilento, Montecorice ed Acquavella resistono testimonianze maggiormente evidenti. Passando dal lato opposto dell’Alento, il primo caso che incontriamo è Ostigliano.

San Vito, Valle Cilento (Sessa) – foto Giuseppe Conte

Quello del giovane martire è stato un culto particolarmente praticato come testimoniano le usanze del posto, le tracce architettoniche e l’iconografia statuaria. Vi si conservano memorie antichissime e, unico caso, come rilevato già secoli addietro dal Vescovo dell’epoca, la presenza delle immagini anche di San Modesto e Santa Crescenzia. Nell’antico Stato di Gioi e nelle terre di Magliano San Vito ha rivestito un ruolo molto importante. Se ne conserva memoria in diversi luoghi come Pellare e la stessa Magliano.

San Vito tra fede e tradizione

In questo territorio il giovane martire non vanta numerosi patronati. Oltre il perimetro del Cilento Storico, è a protezione di Capaccio, Sapri e Felitto. A Pisciotta è compatrono. Nella piana del Sele, sulle rive del fiume, secondo la tradizione San Vito fu sepolto. Ed è questo il motivo che ha originato una radicale presenza del culto del martire nel Cilento e, in generale nell’Antica Lucania. La benedizione del pane o le tradizionale fiera sono fra gli aspetti peculiari presenti ancora oggi in diverse realtà. Una simbolica interpretazione del ruolo cardine che San Vito ha significato non solo per il Cilento e i cilentani ma per gran parte del meridione. Infine, mi piace pensare che, un giorno le caratteristiche devozionali di un tempo possano in qualche modo riappropriarsi della scena storico-religiosa del territorio. Ciò porterebbe alla rinascita identitaria del Cilento anche da un punto di vista storico-culturale.

Pubblicato da Giuseppe Conte

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