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Cannalonga, la ‘Frecagnola’: una storia centenaria

CANNALONGA, SA – 02-09-2018. Quando l’estate tende ormai a sfumare, in Cilento si respira area di tradizione: è la ‘Fiera della Frecagnola‘, presente a Cannalonga fin dal XV secolo; ed è dalla seconda metà del 1400 che il piccolo centro posto alle pendici del Monte Gelbison, proietta la sua naturale vocazione agricolo-pastorale in uno scenario che ben presto diventerà asse cardine nella struttura socio-economica del paese.

Da Santa Lucia alla ‘frecagnola’

Portò il nome di Santa Lucia fino alla metà del 1600 – quando si teneva in dicembre nei giorni prossimi alla data della festività –; fu poi ricollocata nella prima parte di settembre assumendo forse la denominazione di ‘freagonola’, identificativo in seguito affinato alle esigenze dialettali del posto, e restando definitivamente frecagnola. L’anticipazione alla fase pre-autunnale, al di là delle vicende storiche, si rivelò da subito una scelta felice. Nel Cilento molte sono state le fiere attive, gran parte però, confinate nel panorama locale; solo Stio e Cannalonga sono riuscite ad evadere oltre il perimetro cilentano sia per la portata commerciale sia per le positive influenze che ne sono scaturite. Diverse, come appunto la ‘fiera della Croce’ che si svolge a Stio, basavano i loro profitti sul commercio della seta, altre su stoffe pregiate, artigianato e agricoltura; Cannolonga, invece, prima di assumere l’attuale conformazione in cui convergono diversi settori produttivi, si impone con lo scambio del bestiame, a cui nel tempo si aggiunse la filiera dei prodotti caseari, l’artigianato e l’utensileria tradizionale.

Santa Lucia, Cannalonga (SA)

Superati i riferimenti storici, più attenzione meriterebbe l’analisi onomastica che, ad oggi, risulta ancora avvolta in parte dall’incertezza. Non è tuttavia possibile definire un criterio univoco che riconduca all’esatta etimologia. Quel che è accettabile è che il copioso afflusso di venditori e compratori di bestiame, e senza dubbio la capra, hanno avuto un ruolo fondamentale nell’attribuzione onomastica.

‘L’affare’. Prima di addentrarci nell’aspetto più tradizionale, è d’obbligo soffermarsi, seppur in modo fugace, su quella che è stata l’anima del commercio nei secoli. Come ampiamente anticipato, il bestiame ha da sempre caratterizzato la fiera e numerosi erano i pastori che raggiungevano Cannalonga per proporre i loro capi. L’acquisto o lo scambio portavano spesso a lunghe trattative, poiché, talvolta si prendeva in carico un intero gregge; esaurite le divergenze della negoziazione, si poteva ritenere concluso ‘l’affare’! Ed era questo un momento conviviale, il momento più partecipato. Per festeggiare ci si riuniva e si consumavano insaccati, formaggi e l’immancabile ‘bollito’; le capre da latte e i capretti garantivano introiti più sicuri per cui ad essere sacrificati erano senz’altro i capi più vecchi e meno redditizi.

‘Il bollito’. Oggi, le carni di capra, sono l’attrattore principale delle caratteristiche ‘baracche’ allestite lungo le vie del paese: la ‘crapa vudduta’ viene preparata secondo l’antica ricetta. Sapientemente sezionata – in passato considerato piatto povero – oggi diviene pietanza prelibata. Una lenta bollitura accompagna la cottura che si porta avanti per alcune ore. L’iter di preparazione è ben preciso: dopo aver scelto e selezionato l’animale, esso viene suddiviso e messo in una capiente casseruola con l’aggiunta di acqua fredda. Raggiunto il bollore, la carne viene sgrassata eliminando gli eccessi e si aggiungono verdure ed aromi. A fine cottura si sala il tutto. Nella sua semplicità, l’attenzione che si rivolge alla preparazione, è ben più di quanto si possa pensare; ed è questo il motivo per il quale chi vuole gustare ‘la crapa vudduta’, viene a Cannalonga.

Siamo nel 2018, la durata e la composizione della fiera è cambiata notevolmente nel tempo; il mercato si tiene il sabato, mutano gli spazi e la società; ma la capacità attrattiva ‘della Frecagnola’ rimane invariata: Cannalonga resta tra le poche realtà che non ha smarrito lo spirito dell’accoglienza, garantendo continuità alla tradizione. La componente folkloristica e gastronomica accompagna i visitatori dal mercoledì fino alla domenica. Il paese si anima, con la presenza di migliaia di persone che affollano le sue stradine per l’intera settimana. Piazza del Popolo diviene cuore pulsante in cui i ritmi di festa scanditi dalla musica popolare, rievocano l’essenza del passato, rigenerando quel profumo altrove perduto. L’autunno è alle porte e la ‘Frecagnola’ segna il passaggio tra due diverse stagioni: appuntamento a Cannalonga, dunque, dal 5 al 9 settembre 2018!

[Testo di Giuseppe Conte, non è consentita la riproduzione]

Giuseppe Conte

Pubblicato da Giuseppe Conte

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